Tour Diary part 3
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13.5 Torino – Giancarlo // 14.5 Lugano – Living Room // 22.5 Vicenza – La corte //
3.6 Recanati – Artika // 4.6 Pesaro – Dalla Cira // 5.6 Milano – Mi Ami // 19.6 Padova – Hey Sun!
___giovedì 13 maggio: Torino – Giancarlo
Questa sera si suona a Torino, in un luogo in cui nel febbraio 2007 i Drink to me capirono che potevano farcela anche in 3. Si trattava infatti del primo live come trio. Era con i Farmer Sea. Questa volta siamo soli. Alice ci ha voluti e noi pure. Oltre ad essere bella, è una ragazza gentile e che dimostra di tenerci. Raggiungo Giancarlo sotto la pioggia con Roberto aka Ten Dogs e Suri aka Suri dei My Awesome Mixtape. Mi hanno raccolto a Ivrea. Suri ci farà da fonico. Arriviamo mezz’ora in ritardo, Carlo e Fra hanno già scaricato gli strumenti e montato qualcosa. Insieme a loro ci sono Alice e Davide, che poi ricollego essere il bassista dei Linea 77. Durante il soundcheck (gestito con molta serenità) Roberto si piazza con una seggiola di fronte al palco. Intanto fuori smette di piovere, e il cielo si apre. Per l’ennesima volta nel tour di quest’anno il tempo ci grazia. Poco dopo le 20 abbiamo finito, e possiamo andare a cena. Questa non è inclusa nel pacchetto Giancarlo, per “tradizione” del locale, ma abbiamo pronta l’alternativa: il nostro amico Trevi lavora in un ristorante che inaugurano proprio questa sera, in zona Porte Palatine, al posto dell’ex-AB+ (si scrive così?). Il posto è stra-pieno di fighetteria, fotografi all’ingresso, stupende quarantenni che sorridono amabilmente, uomini eleganti ma anche no, e qualche scroccone stile noi. Si mangia e si beve di tutto, e ne usciamo sazi (e un po’ barzotti). Andiamo a bere grappa e a svaccarci da Fra, che abita li vicino, e il tempo vola.
Alle 23 circa andiamo verso i Murazzi. Giancarlo apre solo alle 23e40 circa. La cosa un po’ mi scoraggia. Primo perché si suonerà più tardi del previsto, secondo perché effettivamente non c’è ancora un cane a quell’ora, e qualcuno potrebbe pensare che non ci sia nemmeno la serata. Arriva qualche fidanzata e qualche amico da Ivrea, ma non solo. Man mano il locale raggiunge un riempimento adeguato all’inizio del concerto. Sono contento perché molta gente non la conosco, e presumo sia lì per sentirci, non sia passata per caso. Lo avverto, per lo meno. Il live viene bene, al di là di qualche cappella che fa un po’ incupire Carlo e un feeling non al 100% (in realtà siamo all’80%, il che per un musicista significa qualcosa, ma per il pubblico non fa differenza – tra l’altro Jacopo, che ci consce bene, si accorge di qualcosa di strano). Ma sono dettagli. Gli applausi sono sempre caldi. Ci chiedono ben 2 bis, e offriamo Frozen George e poi Insane, dallo scorso disco. Ottimo. Firmo anche un autografo, facendomi qualche risata. E’ una ragazza che ci ha visto con gli Editors e si è innamorata della nostra musica. Scopro poi che non era l’unica persona lì per quel motivo.
La serata va avanti ad oltranza. Con il sottoscritto, fino alle 6 e mezza circa, resistono Francesco e Ilaria. Passo dei momenti divertenti con Deian ubriaco fradicio e con altri personaggi sympa, tipo Viktor degli LNRipley, che mi da pure 2 euro per prendermi una pizzetta.
Niente foto o filmati per tutta la serata, tranne quando alle 6 (in stato avanzato di divertimento) mi trovo in tasca la macchinetta foto e inizio ad usarla.
Ecco il risultato, più o meno (notevole il cielo di Torino a quell’ora):
___venerdì 14 maggio: Lugano (CH) – Living Room
Il risveglio da Francesco è duretto. Ma la voglia di partire per un altro concerto è un valido motivo per attivarci. Pranzetto in zona Quadrilatero e si va dal povero Carlo che ha dovuto svegliarsi per andare a lavoro al Politecnico. Quasi alle 15 riusciamo a partire, belli fieri della nostra puntualità. Si arriva senza intoppi a Lugano, anzi proprio davanti al Living Room, prima delle 18. Ci accoglie subito Naca, il promoter della serata. E’ un ragazzone oltre i 30, simpatico e affabile, con una buona cultura musicale e la schiettezza di chi ha esperienza nell’organizzazione di questi eventi. Ci tenta di sommergere di birre già da subito, e non si fa alcun problema a tracannarsene 3 nel giro di mezzora. Abbiamo infatti appoggiato i culi nel dehor del bar sotto al Living Room, in attesa dei DID che verranno da Torino col furgone e tutta la backline. Dovrebbero arrivare alle 19. Allora aspettiamo bevendo e chiacchierando. Per fortuna quella di Naca è davvero un’ottima compagnia. Perché i DID sono in ritardo. Verso le 19e45 ancora non ci sono, e decidiamo di andare in albergo a svaccarci. L’albergo è vicino, le camere graziose e accoglienti. Fuori dall’ingresso della struttura c’è addirittura il distributore delle chiavi, in cui basta inserire un codice personale per avere le chiavi della stanza prenotata! Quasi alle 21, dopo Blob e qualche documentario sulla vita marina, torniamo al locale. I DID non hanno nemmeno iniziato il check. Ma le cose sono montate, wow! Savini & co. sono lì, ci si saluta con le solite battute del cazzo. Dovete sapere che i DID sono le persone più antipatiche del mondo, e … ahaha no dai questo lo sto scrivendo solo per scherzare. Sono sympa i regaz. Inizio ad essere esausto psicologicamente. Ma lo sarò ancora di più alle 23, quando finiamo il nostro soundcheck. Insomma: arrivati alle 18 finiamo il souncheck alle 23. Mi viene da piangere a pensarci. Ma che ci si può fare? Colpa dei DID, che sono i nostri acerrimi nemici… (non è vero, una volta ho limonato con Savini). A cena il mio stress si trasforma in delirio di demenzialità gratuita.
Questa sera tra l’altro Fra e Carlo non si erano messi d’accordo sulle magliette:
Un videino della cena, in cui potete notare lo sguardo sospetto dei DID, lo sguardo di chi sta tramando contro di noi…
Il locale inizia ad animarsi, quando torniamo dalla cena. Si suonerà abbastanza presto. Tra l’altro si è deciso, di comune accordo con Naca, di suonare per primi, perché i DID hanno un set più festaiolo. Attacchiamo di fronte a un numero sufficiente di persone, ma ad un certo punto ho un dejà-vu: mi sembra una situazione analoga al concerto a Mantova di due mesi prima, anche se con più gente. Spacchiamo come perfomance (meglio della sera prima, per intenderci), ma la gente è in buona parte fredda. Molti non ci aiutano. Qualcuno si allontana durante il concerto. Cristo, che palle. Siamo contenti di noi, ma il pubblico era in gran parte chiuso. Tocca ai DID, e spero con tutto il cuore che la gente reagisca. Per fortuna reagisce. Qualcuno balla, la “vibra” sembra buona. Tuttavia gran parte della gente si fa i cazzi suoi nell’area fumatori o al bancone in fondo alla sala, e si raffredda a metà concerto, proprio quando parte il momento più da viaggio dance del live set. In quel momento invece io decollo. I DID sul palco spaccano come pochi sanno fare. Ho voglia di ballare e ballo. Li ringrazio e li apprezzo anche perché so che dopo mi aspettano ore di djset rock. Ossia imballabile. Al banchetto la situazione è statica. Ci si fionda allora a bere, con Naca che mi presenta anche la sua folle fidanzata, Sara. Una coppia di matti, in senso buono. I DID sono morti di stanchezza, e preferiscono andare a dormire un po’ prima. Noi restiamo lì anche dopo che Naca se n’è andato a casa, e carichiamo mentre le bariste fanno le pulizie. Insomma, siamo alle solite. Caricare ubriachi però ormai ci riesce bene. In albergo Carlo e Fra mi tentano di prendere a cinghiate mentre io tento di dormire. Giochi simpatici.
Il giorno dopo ci facciamo un pranzetto buono e ricco, ecco le colline che ci circondano a Lugano.
Si torna a casa. Ovviamente facendo gli idioti.
___sabato 22 maggio: Vicenza – La Corte
Oggi abbiamo tutto il tempo di partire, suoniamo a 4 ore di auto, possiamo arrivare alle 20, ma preferiamo anticipare e vederci qualche band. Facciamo pranzo da Carlo con suo padre e partiamo di ottimo umore con la Yaris. Troviamo facilmente il posto, verso le 18. La situazione non è niente male, il Marco che ci organizza la serata ci accoglie subito bene, l’atmosfera è quella di un centro sociale, sebbene non lo sia. Non c’è molta gente ma qualcuno già c’è. Stanno suonando dalle 15, mi pare. La serata si chiama “Smetto Quando Voglio”, ed è un tentativo ammirabile di scuotere i giovani di Vicenza per far loro ricordare che esiste anche questo, o almeno la sua possibilità.
Noi suoniamo per ultimi, quindi bisogna armarsi di pazienza. Vediamo una bella band, si chiamano Two Half Cans. Alle 20 pausa cena, che per noi significa soundcheck. Io e Francesco abbiamo un piccolo litigio perché lui non ritiene opportuno fare le prove del suono. Io, invece, ho già inquadrato il fonico, e insisto in modo molto deciso per farci il check. Sistemiamo tutto, anche un problema apparente al mio Crumar (sostanzialmente non mi ero accorto che avevo uno dei volumi abbassati e credevo dipendesse dall’impianto elettrico…ahahah). Ad un certo punto vediamo spuntare Maurizio (Borgna) e Simona (la ragazza che ci ha fatto le foto promo, tra le altre cose). Carramba che sorpresa e tanto amore! Siamo contenti di vederli. Le band che ci precedono, però, sono tutte vittime di un disinteresse del pubblico che mi fa attendere il peggio per quanto ci riguarda. Invece, quando attacchiamo, la gente comincia a rifluire nella stanzetta, e ci rimane fino alla fine! I pezzi ci soddisfano, ci diamo dentro e sudiamo per il caldo. Uno dei migliori live fino ad ora!! Il pubblico ci è più che vicino, siamo felici e orgogliosi. Ecco un paio di video (B1 e The End Of History):
La festa si protrae con un djset che vado a godermi dopo qualche chiacchera e un po’ di dischi e magliette vendute. Sono felice anche perché nonostante i Linea 77 gratis dietro l’angolo, ce l’abbiamo fatta. Mi dirigo ad una pompa dell’acqua esterna per sciacquarmi e deodorarmi, e incontro un vecchio stronzo che malapena parla l’italiano. E’ uno di quei classici vecchi che sanno solo il dialetto (veneto in questo caso) ed è diffidente e razzista. Un vecchio di merda, fatto e finito. Dice che ha già dato l’ultimatum ai ragazzi della Corte, in qualità di proprietario dell’immobile. Minaccia di chiamare la polizia se sente volare una mosca. Io cerco di ricordargli che è stato giovane anche lui, ma evidentemente non ha una buona memoria (o forse se l’è vissuta male). Fatto sta che entro poi nella saletta per ballare, e scopro che i volumi sono stati dimezzati, dopo la visita minacciosa del vecchio. Non solo: all’improvviso, mentre mi stavo iniziando a perdere nel ritmo, la musica viene staccata. La trentina di ballerini “caldi” ulula e incita a riprendere. Marco mi dice che non dipende da lui, la responsabile è un’altra. Mi fiondo a cercarla, le dico che chiudendo la porta della saletta e non si sentirà niente. Ma non la convinco. Allora passo al piano B: rientro nella saletta, chiudo la porta alle mie spalle ed esclamo:”Ha detto che con la porta chiusa possiamo andare avanti!!”. E tutti: “Aleeeeee!”. E la musica riprende ancora un’oretta. Il trionfo della realpolitik!!!
Quando la musica stacca restiamo ancora al bar fino alla fine, fino alla demenzialità solita, tra l’altro salta fuori youtube con “tree happy friends”…. Enormi risate. Poi tutti a nanna da Marco. Non prima di aver fatto un po’ di trazioni alla sbarra! Ecco lo stato in cui eravamo:
Ecco la mattina dopo:
Il giorno dopo andiamo a pranzo con Alcuni ragazzi della Corte. Troviamo aperto solo un ristorante accando ad una chiesa con delle reliquie, piena di visitatori assurdi, perbenisti, magnifici. Alice, Devid ed Elisa ci vogliono offrire il pranzo e ci riescono. Ci rendiamo conto che non è stato solo un concerto. E’ stato uno scambio umano. E’ stato amore. Viva i ragazzi e le ragazze della Corte. A fine giugno il vecchio di merda non rinnoverà il contratto di affitto. Ma siamo sicuri che troveranno un altro posto!
In autogrill troviamo una sorpresa. Distrattamente vedo una faccia conosciuta. Su un giornale che volevo giusto comprare:
___giovedì 3 giugno: Recanati – Artika Festival
Questo weekend sarà lungo. Abbiamo tre date di seguito, e tanta voglia di divertirci. La partenza merita di essere ricostruita. Carlo sta arrivando in volo da Washington DC, secondo i programmi alle 11e30 sarà all’aeroporto di Caselle (Torino). Il sottoscritto non può uscire da lavoro prima delle 11e30. Francesco e Jacopo partono col furgone da Torino alle 9e20 circa. Vanno alla sala prove, a Castellamonte (40 Km da To), caricano e vengono a raccogliermi fuori dalla scuola (a Ivrea) alle 11e30. Poi si torna a Sud, a Caselle. Carlo ci aspetta. Jacopo si congeda, ci raggiungerà sabato al Miami. Peccato che non possa venire. Carlo è un po’ sconvolto ma molto contento del viaggio e di cosa ci aspetta.
Si parte alla volta di Recanati. Non c’è tempo per fermarsi più di una volta. Ci fermiamo a pranzare in autogrill e basta. Compriamo 3 litri di birra. E poi? E poi ci scappa la pipì! Come facciamo a non fermarci? Semplice:
Arriviamo a Recanati, all’Old Way Pub, una piccola birreria che ha allestito un dignitoso palchetto per ospitare acuni concerti dell’Artika Festival, quest’anno lungo addirittura una settimana. E’ in centro, cioè in cima. Recanati è bella. A quanto pare abbiamo portato il sole, fino a poco prima pioveva. Ci accoglie Fabio dei Chewingum e un certo Vanni, un personaggio davvero piacevole e sprizzante simpatia (basti pensare che gestisce una cosa chiamata “Mukkake Agency”). Facciamo un soundcheck tranquillo, Fabio perseguita il fonico (conosce bene Brazil, per fortuna). Suoniamo con un gruppo impro-jazz-core, Luther Blisset. Apre il loro chitarrista, un certo Filippo Giuffrè. Mentre loro fanno il soundcheck ci godiamo qualche birra e la cena nel pub, conosciamo baristi e titolare, rivangando i ricordi che il nostro amato Gioacchino Turù ha lasciato in quel posto con un paio di suoi concerti. La situazione è piacevole. L’ora dell’inizio arriva in fretta. Un po’ di gente c’è, ma il luogo in cui dovrebbe stare il pubblico è organizzato male: ci sono sedie e tavolini. La cosa mi spaventa un po’… Inizia Filippo Giuffrè (che sfoggia notevoli baffi alla Vittorio Emanuele). Mi piace, tira fuori cose quasi incredibili dalla chitarra, è pieno di fantasia sonora. Solo che suona un po’ troppo. Credo che queste performance vadano compresse nel tempo per dare l’effetto migliore. Anni fa andai ad un concerto di Fennesz. Non durò più di 35 minuti. E avrebbe potuto anche scorreggiare per 2 ore, perché la gente aveva pagato 15 euro per lui. Ma dopo il concerto, davanti ad una birra, affabilissimo, mi aveva semplicemente detto: “A shorter performance, for a stronger impact”. Parole sante ed un consiglio per tutti gli sperimentatori. Tocca ai Luther Blisset. Una bella tenuta di palco ed un bel suono nevrotico e potente. Bravi. Quando iniziamo a suonare la gente c’è anche (pochina), ma quasi tutta dietro l’ultima fila di tavolini. Abbastanza dura. Inoltre il suono sul palco non è il massimo, ma suoniamo bene e facciamo del nostro meglio. La gente sembra soddisfatta, ma è difficile percepire gli umori da quella distanza!
Il dopo-concerto, da copione, ci vede addentrarci nei meandri alcolici e fare qualche piacevole incontro, come questo tizio, “Zio Pelle”, di cui già Gioacchino Turù ci aveva narrato:
Quando è tutto finito Fabio ci scorta all’ostello.
___venerdì 4 giugno: Pesaro – Dalla Cira
La mattina dopo siamo degli stracci. Ecco chi mi trovo nel letto:
Usciamo dall’edificio e ci guardiamo intorno senza avere la minima idea di dove siamo e dove abbiamo parcheggiato il furgone. Passeggiando a caso nei dintorni lo troviamo. Ecco come lo troviamo:
Il mistero dell’ombrello aperto al posto di guida ci fa ridere e un po’ inquietare. Cercando nei filmati girati la notte precedente troviamo la risposta!! Ecco il video della rivelazione:
Ecco il perchè dell’ombrello! Notare che Fabio e Francesco aspettavano che io e Carlo scendessimo dal furgone per andare all’ostello, ma noi restavamo lì a fare i dementi.
Arriviamo a Pesaro presto. Per strada scopro che quacuno ce l’ha con me…
Pranziamo in un bel posticino consigliato da Mirko dei Camillas. La ragazza che ci lavora ci prende subito in simpatia e ci tratta molto bene. Dopo un paio di ore passate a bere, mangiare, ridere, andiamo a fare il bagno. Ci raggiunge anche il nostro migliore amico a Pesaro: Manu Magnini!
Alle 18 andiamo verso il luogo del concerto, “Dalla Cira”. Ci aspettano, oltre al Marco che organizza la serata, i What Contemporary Means, gruppo di bologna che aprirà la serata. Sono più giovani di noi, simpatici e ovviamente più bravi a suonare. Il palco è praticamente sulla spiaggia, “Dalla Cira” consiste, di giorno, in bar, ombrelloni, lettini… La sabbia si infiltra un po’ dappertutto. Però che bello fare il check con quella luce, col mare sullo sfondo…
Mentre i WCM fanno il check prendiamo una Spritz e ci facciamo un giro a riva. Pole Position!
Cenetta e poi… si aspetta che arrivi qualcuno. In effetti sul tardi arriva abbastanza gente da poter iniziare.
I WMC fanno un bel live, mi piace il loro suono e hanno un bassista che fa giri spaventosi. Tutti tecnicamente bravi e dediti a complicati intrecci, ma con un feeling molto solare. Buon umore col cervello.
Il nostro live viene bene, a parte qualche intoppo sul palco con le spie. Il livello tecnico della situazione è, infatti, in precario equilibrio. Francesco subisce un po’ di più questi problemi, ma comunque facciamo il nostro lavoro. Qualche disco e qualche maglietta, come la sera prima, lo si vende. Poi scatta la festa. Arriva anche Mirko dei Camillas, che compie gli anni. Mette i dischi anche Damiano dei Damien*. Manu Magnini e consorte vanno a casa…
La festa va avanti molto, e alla fine Mirko cede. Eccolo fotografato col cellulare di Francesco. Non si voleva svegliare…
Siamo ospiti, per la notte, a casa di Mirko e Marco. Appena arrivati, Carlo si lancia al buio giù per una collina verso quello che pensa un prato di soffioni. In realtà è solo “concime di merda”. Andiamo a dormire tardissimo, a pezzi. In 3 in un letto matrimoniale. Fa caldo. Io russo come un animale alieno. Gli altri ridono e poi si incazzano.
___sabato 5 giugno: Milano – Miami Festival
La mattina ci alziamo in un paradiso.
Vorremmo partire presto per andare a vedere i Distanti suonare al Miami. Ma ci sono una serie di casini. La sera prima non riuscivamo a caricare, abbiamo lasciato gli strumenti al locale e il furgone parcheggiato lì. Dobbiamo trovare il modo di tornare al locale ma non c’è la macchina. Aspettiamo Mirko che torni da lavoro (eroe, è anche riuscito ad alzarsi). In altre parole, non riusciremo ad essere al Miami prima delle 18. Dopo aver caricato e pranzato dalla Cira partiamo.
Arrivati al cancello il guardiano romeno ci ferma per chiederci come ci troviamo con il Mercedes Sprinter. Lo incontreremo di nuovo dietro al palco, dopo il nostro live…
Parcheggiamo dietro al Palco Pertini e ci addentriamo. Nel backstage incontriamo Stefano dei Movies Star Junkies, con un vestito da donna. Sembra un po’ sbronzo. Stanno per iniziare, scopriamo. Che bello! Andiamo a posare la scatola delle magliette al banchetto Unhip e incrociamo Francesco e Giuseppe di Ghost Records. Ci propongono un contratto per sottrarci a Uda, ma questi ci scopre subito. Salutiamo un altro po’ di gente, come i cari regaz di Foolica, col banchetto proprio accanto ad Unhip, e corriamo dai Movies.
Sono di fuoco, e hanno delle canzoni che finalmente mi toccano il cuore! Inoltre c’è anche una performance micidiale: Stefano sparisce dietro le quinte e torna sul palco con una scala da 5 metri inziandola a percuotere con bacchette della batteria! E’ subito scandalo tra i tecnici del service, gente del Magnolia inclusa. Cercano di fermarlo, ma non ce la fanno del tutto. Dopo lo show se ne sentono di tutti i colori nel backstage. Uno dei tecnici urla addirittura ad Alberto dei Movies: “Ma vai a lavorare coglione!”. Peccato, dice Alberto, che il giorno dopo, domenica, gli tocchi addirittura lavorare. Fa il contadino. La cosa si commenta da sola, credo…

Francesco di Ghost fa un'offerta che non si può rifiutare... Jacopo guarda con espressione indecifrabile...
Ci spostiamo poi verso la Collinetta, quest’anno sponsorizzata dal Jack Daniel’s. Si incontra bella gente, amici come Mattia Barro, Naca (da Lugano!) e il Pernazza che appena mi vede esclama: “Scatta il business!”.
C’è anche tempo per qualche foto in posa:
Ad un certo punto tocca agli Aucan, li aspettavo con trepidazione. Riescono addirittura a superare le mi ottime aspettative. Quasi mi intimidiscono, come musicista. Quando vedo gruppi così per un attimo mi viene da pensare: “Meglio che vado a suonare nelle orchestrine del liscio forse…”. Poi però mi rimane solo l’entusiasmo che mi danno (per fortuna). Il tempo vola. Tra gli Aucan e noi solo i Buzz Aldrin. Scappiamo verso il backstage per organizzare il load-in. Passiamo vicino al pertini e vediamo per qualche minuto i Cut che incendiano il palco. Ma non c’è tempo di stare molto… Bisogna andare a prepararsi. Jacopo coordina. Mentre montiamo la roba dietro al palco i Buzz Aldrin violentano come al solito strumenti e volumi.
Poi ci tocca. Caldo. Luci accese che è appena calato il buio. Non ho voce. Mi pento dei bagordi delle sere precendenti, e bestemmio nella mente. Appena le melodie di voce vanno su la mia gola si stringe, emette versi che non controllo. Allora tento di modificare le melodie. Frustrante. Mi butto sulla performance, mi sento rapito dal suono. Francesco e Carlo sono belli solidi sta sera, e la cosa mi aiuta molto. Diamo l’anima. Applausi. Un po’ di sconforto iniziale. Jacopo ci ha visti diverse volte e lo sa che non è stato il nostro top. Ma molti che non ci conoscono credo abbiano apprezzato comunque.
La gallery di PoserMag si trova CLICCANDO QUI (verso metà pagina ci siamo noi)
C’è poi un’altra gallery QUI
Smontiamo in fretta per lasciare spazio ai cari Cosmetic: non riesco a seguirli perchè sono ancora morto, ma sento la loro ondata anni ‘90 riempire i cuori.
Lenta ripresa. Intanto inizia il lungo delirio di Uda. Eccolo nel backstage durante la cena, che lotta coi Buzz Aldrin:
Un po’ distrattamente, ma con attimi di estatica contemplazione, vediamo gli Zen Circus con Nada (che un po’ delude le mie aspettative sbagliando di qualche semitono tutta la prima strofa di Luna in Piena, e che scende dal palco, mi dicono fonti più o meno attendibili, borbottando: “Ao, ‘namocene da ’sto posto che me so’ già rotta er cazzo!…”). Gli Zen sono proprio delle stars comunque… Appino mi dice che sono praticamente diventati nazional-popolari. Azzeccato. Vediamo anche un pezzo degli Ex-Otago, davvero un toccasana per l’umore. Loro sono originali, senza fronzoli, sinceri e diretti. Pernazza è davvero l’elemento straniante indispensabile.
Ma la sopresa per me è Matteo dei Disco Drive che suona con Cecile sul Pertini: wow! Si aprono le danze. Congorock poi mi rapisce. Suona per … non so, 2-3 ore?
Poi un flash: Magnolia vuoto, si fanno le pulizie. Io e Uda di Unhip vaghiamo ridendo. Elemosiniamo del prosecco e della pizza. Poi ci trasciniamo in albergo.
Che ha fatto overbooking. Carlo e Francesco sono già altrove, mentre Uda ha la stanza con Jacopo, che è riuscito a occupar la camera nel pomeriggio.
Mi caricano semi-incosciente su una navetta e via…
Il giorno dopo in qualche modo ci ritroviamo tutti all’Air Hotel, l’albergo in cui dormono gli artisti (tranne alcuni…). Salutiamo Foolica, Movies, Zen Circus,qualcun altro e partiamo (Drink to me + Jacopo). E’ tempo di salutare anche le nostre affezionatissime bottigliette con la pipì dentro:
Facciamo pranzo in un ristorantino inculato che troviamo per caso, non ricordo dove. Mangiamo bene.
Eccoci a tavola a sfoggiare i muscoli:
Sulla strada del ritorno facciamo un piacevole incontro, e ci fermiamo apposta per fare qualche scatto
E con questo balletto si chiude la lunga tre giorni di delirio. Sottofondo musicale: A Tribe Called Quest – “Jazz (We’ve Got)”. Notare Francesco che gira pagina a tempo… Che artisti…
Qui la canzone si sente bene. Merita:
___sabato 19 giugno: Padova – Hey Sun! Festival
Il nome del festival non è dei più portafortuna. Da diversi giorni gli organizzatori, Mela di Newton e Unwound, lottano contro un tempo schifoso… Simone della Mela è titubante la mattina, e mi scrive che forse non si fa. Tuttavia gli altri son già partiti da Torino col furgone. Questa volta ci portiamo dietro degli amici: Trevi e Rob/Ten Dogs! Carlo, Francesco, Trevi caricano la roba a Castellamonte e mi vengono a prendere a Ivrea. Poi ci dirigiamo verso Santhià per raccogliere Ten Dogs. Carlo ha comprato della roba terribile da sgranocchiare:
Poi esplode in un entusiasmo incontenibile:
Raccogliamo Ten Dogs sotto la pioggia. Ecco l’allegro quintetto. Dietro giocano a Scrabble.
Poi Rob ci allieta con un mini-concerto “here from the furgons”. Notare il delirio del pubblico verso la fine del filmato.
Pausa pipì !!!
Arriviamo al Giardino Fantasia. Il live non si può fare all’aperto. Avremmo dovuto suonare qui:
Invece dovremo suonare qui. Si mette male…
I bambini andranno via alle 19, quindi bisogna aspetta a montare. Tra l’altro avremo un impianto costituito da 4 monitor. Si mette malissimo… Il fonico è simpatico, sarebbe quello dello Zion. La situazione è davvero di fortuna, ma lui fa del suo meglio. Francesco scopre che ha dimenticato i piatti a Castellamonte. Panico. Poi telefono a Walter dei Kelvin, verranno lui e Anna a portarceli!! Dio li benedica. Conosciamo Vincenzo e Alessandro, i Sadi Carnot. Ci hanno dato una mano per fissare la data. Sono gentili e simpatici.
Cena a base di pizza. A me piace. Come al solito invece Trevi deve criticare. Da quando crede di essere un cuoco il suo atteggiamento è questo:
Dopo cena un po’ di moto per Rob:
Quando attaccano i Sadi Carnot siamo sicuri che non verrà nessuno al concerto. Ci sbagliamo di 20-30 persone… La citazione di Feyerabend all’inizio del loro concerto mi fa sorridere. I Sadi Carnot sembrano un po’ Offlaga, un po’ Massimo Volume. Non mi dispiacciono. Non mi fanno impazzire, ma non mi dispiacciono. Nel mentre arrivano Anna e Walter coi piatti! Tocca a noi. Ecco come attacchiamo.
Le luci del capannone Sono quelle ordinarie, non sono previste luci da palco. Tremendo. Ma in fondo ci divertiamo a suonare. La gente, per quanto poca, non è così male.
Dopo il live conosco il tizio di Shyrec (non ricordo il nome!), un simpatico chiacchierone che mi porta il disco dei Wora Wora Washington da parte della band. Mi faccio due risate anche con Gianna dell’Unwound, davvero una tipa simpatica. Poi facciamo un mini-party col fonico nel furgone. Ancora Ten Dogs col suo ukulele (notare la battuta finale del fonico, ma anche l’effetto finto vecchio super trash che ho messo con il tremendo movie maker):
Poi albergo. Trevi si è accollato all’ultimo, il posto per lui non c’è, ma il receptionist ha il cuore tenero, e lo lascia venire con noi!
Accendiamo la tv e scatta un pornazzo. Incredibile. Ancora grasse risate, gay party, nudismi in pieno delirio di cui è meglio non postare video o foto, e poi tutti a nanna.

















































