Tour Diary part 2
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12.3 Mantova – Arci Tom // 13.3 Bologna – Locomotiv // 20.3 Marina di Massa – Baraonda // 26.3 Milano – Wir in Milan
2.4 Correggio – I vizi del Pellicano // 12.4 Torino – PalaTorino – Editors // 16.4 Ivrea – Sugho
___Venerdi 12 marzo: Mantova – Arci Tom
Dopo una pausa di qualche settimana si riprende. Questa sera ci aspetta Mantova. Dopo un paio di salti mortali, spostamenti in auto, giri a Torino per raccogliere Carlo e Francesco, ci si ritrova tutti al casello di Ivrea. Con noi questa volta c’è Jacopo e il furgone dei Disco Drive! Finalmente un paio di date comode comode! Purtroppo accumuliamo un’oretta di ritardo, ma va bene così. Sul furgone l’atmosfera altalena sonnolenza e festa. Ecco un momento di festa:
Arriviamo all’Arci Tom e ci sono già gli Oh No, It’s Pok! ad attenderci. Qualcuno di Foolica è già presente. Ci diamo da fare più rapidamente possibile col montaggio e il soundcheck, per recuperare il tempo perso. Il fonico è molto bravo, intuitivo e con buon gusto. Ne avevano detto bene i Buzz Aldrin. Confermiamo. La cenetta scorre lieta. Io e Nicola di Foolica scopriamo di avere in comune un lavoro. Anche lui, come il sottoscritto, fa il domatore, ossia l’insegnante d’italiano in un istituto di formazione professionale.
Verso le 23 iniziano gli Oh No, It’s Pok!. La gente inizia a rifluire nella sala da concerto, adiacente al bar. E’ una stanza bella grossa con un palco davvero ampio. Non si riempie, ma non ci si può fare nulla. Il trio intanto è sul palco e attacca con un balletto che mi fa ridere di gusto. Sembrano dei robot giapponesi. Poi il live attacca furioso. Sembrano un po’ i Devo, particolari sicuramente. Non so se ho sentito altre cose così in Italy. Dopo un po’ sinceramente li trovo pesanti, mancano di melodie che mi catturino il cuore, e i pezzi si assomigliano un po’ tutti, ma sono degli ottimi musicisti. Quando tocca a noi la gente non è aumentata, anzi… Ma questo non è un problema. Il problema è che man mano che la scaletta procede e la performance si carica (verso la terza canzone, Amazing Tunes, mi rendo conto che stiamo suonando da dio) la gente reagisce sempre meno. Forse è ora di distribuire un manuale per il pubblico dei concerti, in cui si spieghi che lo spettacolo non è qualcosa da contemplare passivamente, poiché l’energia si deve ricambiare. In queste situazioni mi sento frainteso, scambiato per una pellicola cinematografica o un videoclip, invece sono una persona, sono lì in carne ed ossa, e faccio del mio meglio per canalizzare l’energia, ma se non mi viene restituita le cose si fanno pesanti. In altre parole, ci avviamo in fretta verso la conclusione della scaletta. Un’ottima performance, un lavoro ben fatto. Ma nulla di più. Qualcuno ci compra il disco e si complimenta. Questo fa sempre piacere, per lo meno dà un senso al tutto…
Finiamo di sbronzarci di wisky e ci fiondiamo in ostello dopo aver faticosamente caricato. Gay-party e poi tutti a nanna.
___sabato 13 marzo: Bologna – Locomotiv
Ci svegliamo con una bella botta in testa, ma con una giornata piena di piacevoli impegni che ci aspetta: 1. pranzo decente, 2. intervista a Radio Città del Capo, 3. soundcheck al Locomotiv e poi concertone. L’atmosfera in furgone è pressappoco questa:
Si sceglie l’osteria “Ai Ranari”, ed è un’ottima scelta…
Concluso il pasto non abbiamo tempo per fare una passeggiata, e partiamo per Bologna all’istante. Ci attende Uda per un’intervista in radio. Giovanni arriva anche lui verso le 15e30, con la solita flemma. L’intervista attraversa attimi di demenzialità totale, e per una volta non siamo noi a darle questo taglio, bensì l’intervistatore stesso! Parla di transessuali brasiliani in bikini, si riferisce ad Alessio Natalizia chiamandolo “Alessia”, e via dicendo.
Dopo questa divertente mezzora ci dirigiamo al Locomotiv. Bruno (Germano) è il nostro fonico sta sera, quindi si va sul sicuro. Oltre ad essere bravissimo, è lui che ha mixato Brazil. Facciamo un soundcheck accurato, poi ci raggiunge Paolo Iocca, ossia il cantante di una delle migliori band italiane, i Blake/e/e/e. Si va a cena insieme, al ristorante Jari. Si mangia molto bene, arrivano a servirmi una creme brulé che sembra finta talmente è spettacolare. Si chiacchera con Paolo di musica, scopro che il suo viaggio s’interseca col nostro. Minimalismo e afrobeat über alles.

Io e Paolo che ci scambiamo sguardi psycho, la spettacolare creme brulè, la fantastica band del ristorante Jari
Arriviamo al Locomotiv e la gente inizia a riempire la sala. Tocca prima a Enrico Brizzi e Yu Guerra, un progetto nato per parlare, suonare, cantare la nostalgia e la delusione, la rabbia e la poesia ispirati da una Bologna che era e non è più. In buona sostanza sembrano degli Offlaga Disco Pax con musiche scadenti. Yu e Brizzi sicuramente belle persone. Bella attitudine. Ma il progetto non ci colpisce, anzi. Finito il loro show parte un’anteprima del video di B1, che in quei giorni Opificio Ciclope sta ultimando. Poi si suona. La gente c’è, va e viene ma c’è. Dobbiamo lottare per un paio di canzoni con problemi di monitor, ma poi tutto va a posto. Le canzoni si rovesciano sul pubblico e qualche sostenitore accanito, come Paolo (bello carico), mi fa sentire a casa. Dal palco vedo che il locale non è sold-out ma è pieno. Dopo la fine del concerto qualcuno mi fa notare che la cosa non è da poco, che non siamo un gruppo secondario, e via dicendo. Io rimango convinto del fatto che lo siamo. Uda di Unhip è sicuramente un ottimo promoter, e ha tirato su una bella serata. Ma mi resta il dubbio che quella gente in gran parte non sia lì per noi. Ma poi penso: siamo headliners al Locomotiv, come lo siamo stati al Magnolia e a Spazio 211: di che cazzo devo lamentarmi sempre?? La serata finisce a sciabolate alcoliche, corteggiamenti da parte di ragazzi gay e di tutto e di più. E’ fatta.
Il giorno dopo, di ritorno, Carlo dà il meglio di sé sul furgone, e facciamo anche un incontro in autogrill… I Movie’s Star Junkies!
___sabato 20 marzo: Marina di Massa – Baraonda
Maledetta Primavera. Ecco cosa. Maledettissima. Rockit riesce a inventarsi questa giornata italiana della musica. Organizzare e suonare, ognuno a casa propria. Noi non ce ne stiamo a casa, o quasi. Locusta organizza, con Stefano del Tago, a Marina di Massa, al Baraonda. Noi e Appaloosa. Partiamo in anticipo con la fida Yaris per andare negli studi di Contatto Radio, a Carrara, per un’intervista con Ilaria e Maurizio. Loro sono davvero carini e disponibili, ci accolgono con due Moretti da 66: 10 punti! Conosciamo gli Appaloosa e già ci stanno simpatici. Poi sentiamo la loro musica e la simpatia aumenta. L’intervista scivola spontanea, stiamo imparando ad esprimere quello che davvero ci preme comunicare.
Dopo l’intervista troviamo una bella sorpresa…
Dopo tutte queste belle avventure, e dopo aver finito il souncheck, andiamo a mangiare (Appaloosa e Drink to me) all’ex-Tago Mago, che, cambiata gestione, ora sfoggia questo nome e questa insegna:
La cosa mi fa un po’ di tristezza, ma poi Stefano ci rivela che sta per riprendere in mano la situazione: “La Falena” tornerà ad essere “Tago Mago”. Hip Hip, Urrah! (Si scrive così?).
La cena è ottima, non ricordo cosa abbiamo mangiato ma abbiamo ben mangiato!
Tornati al Tago, ci rendiamo conto della piega che prenderà la serata: la gente arriverà tardi, interessata soprattutto al djset. Tra l’altro, il dj questa sera è MGZ!!
Suoniamo per primi. C’è davvero poca gente, arriveranno tutti tardi. Ma s’ha da fare. E facciamo bene. Su Paul and Kate, che chiude il live, mi rendo conto che la gente è un po’ più presente e partecipe. Credo che conti l’effetto dato dai cappucci che indossiamo. Ma è ora di lasciare il palco agli Appaloosa, che sono letteralmente strepitosi. Groovy, ricercati, robotici ma caldi. Insomma, ottima roba. Anche con loro però il pubblico rimane un po’ distaccato, addirittura gli applausi stentano ad arrivare. Che cazzo.
Dopo il concerto è tempo di giocare e sbronzarsi come dio comanda. E noi obbediamo.
Eccoci nell’ora tarda con gli Appaloosa:
Si va a nanna cotti a puntino, in un ostello-albergo-appartamento-qualcosa che si trova proseguendo sulla stessa via in cui si trova il Baraonda, che poi è la stessa su cui si affaccia il Tago Mago… Insomma, la Massa che ci interessa disegna una linea più o meno retta.
___venerdì 26 marzo: Milano – WIR in Milan
Questa sera si ripropone la Gentle Version, dopo l’esperienza di Ferrara (7 febbraio). Ci ospitano ragazzi molto simpatici e appassionati che hanno contribuito a portare artisti e opere della Wir Gallery di Berlino a Milano (la serata è Wir In Milan, appunto). Già che c’erano, hanno voluto anche noi. Ci incontriamo come al solito a Santhià, e si va con il CRV di Anto. Si viaggia comodi. Ma ad un certo punto…
Passata la tempesta arriviamo in questa zona di Milano in cui ci sono studi, cose, situazioni di moda ecc ecc. A quanto pare si tratta di un nuovo crogiuolo di creatività e fighetteria. Spesso le due cose si accompagnano. E quando si parla di moda e coolness, di Drink to me non possono mancare…
Allo Spazio Concept si lavora con serietà e affabilità. Finiti i suoni (con un fonico che tra l’altro NON seguirà il concerto, dandosi il cambio con un altro) cominciamo a bere e a cazzeggiare. Due artisti tedeschi disegnano nella stanza accanto su un grosso pannello di legno, al piano di sopra c’è un’esposizione fotografica che ritrae situazioni di strada, momenti dedicati alla droga, e così via. In giro ci sono quadri di artisti che valgono anche 10000 euro. Bisogna fare attenzione a non caderci contro.
Ad un certo punto c’è anche una performance di danza-teatro o una cosa simile. Quello che penso, mentre l’attrice-ballerina-performer esegue questi energici e strambi movimenti è che non ci capisco granchè. Sono troppo tradizionalista per godere di questi spettacoli. Il mio mentore Steve Reich aveva rimproverato alle danze d’avanguardia il fatto che in queste performance non c’è un battito da seguire per il movimento, né c’è danza. Poi, nei festini che seguono questi eventi, tutti ballano, tutti slave to the rythm. Esattamente quello che sarebbe successo da lì a un’oretta. Tra rituale collettivo e ricerca intellettuale sembra sempre che ci sia un gap attitudinale incolmabile. Peccato.
Ci sono anche dei creativi spontanei come questa coppia, che sinceramente mi esaltano:
E poi c’è la nostra amica Cazzurillo-Azzurra! Eccola mentre si terrorizza per una stella di natale:
Quando attacchiamo la gente c’è, non numerosissima ma c’è. Un po’ distante ma c’è. Troppo chiacchierona ma c’è. Suoniamo bene la nostra Gentle Version, ma molta gente parla. Se non li si aggredisce con suoni enormi molti se ne fottono. E un po’ la cosa mi disturba. Ma non ci impedisce di andare fino alla fine. Abbiamo aggiustato il tiro rispetto allo Zuni, scaletta più breve. Meno noia.
C’è una bella gallery della serata QUI
Vendiamo anche qualche disco, e i complimenti comunque arrivano. L’evento è riuscito. Carlo ed io balliamo fino a tardi, beviamo fino allo sfinimento, grazie all’ottima ospitalità di Carlos (che è uno degli organizzatori, davvero, un’ottima persona).
“Slave to the rythm”: da dove cazzo mi è uscita?
___venerdì 2 aprile: Correggio (Re) – I Vizi del Pellicano
Un’altra data secca. Vicina, ma comunque secca (=senza altra data attaccata il giorno prima o quello dopo). La cosa un po’ mi frustra, sia perché i soldi sono in proporzione meno, sia perché lo sbattimento di andare e tornare in 24 ore mi stufa. Ci sono dei dettagli, alcuni piccoli, altri grandi, che fanno tornare il buonumore. Questo è uno di quelli:

Kali e il gatto di cui non si sa il nome (e la cui passione è nascondersi in auto mentre la carichiamo)...
L’altro è questo:
I Vizi del Pellicano è un posto stupendo. Location figa, gestori ospitali e simpatici, arredato con gusto. Attrezzato. Davvero un ottimo posto Un’altra è l’ospitalità del locale, un’altra ancora è che i Gazebo Penguins sono persone squisite e ci si capisce al volo.
I Gazebo ci hanno organizzato la data. Siamo convinti di suonare prima noi, invece ci vogliono headliners (questa parola mi fa ridere, ma mi piace usarla), nei loro progetti. La cosa ci lusinga, vista la stima nei loro confronti. I suoni ci soddisfano, la sala è buona. Già dal soundcheck i Gazebo mi spaccano le orecchie. Ad aprire la serata ci pensano i Cobra Experience, che sono Nervous Kid + G.I. Joe. Mi intrattengo, a cena, con Riccardo, il batterista dei Cobra e dei G.I. Joe. Davvero una persona squisita. Insomma, ovunque mi giri c’è gente che mi piace. Questo fa sì che tutto sia un piacere. I Cobra suonano psichedelia che alterna cassa dritta e rumorismi scomposti. Mi colpisce molto il suono del flauto, mi viene voglia di campionarlo. Il progetto è molto improvvisato, e spesso troppo saturo secondo me, ma è un’ottima strada.
I Gazebo fanno un concerto all’altezza di quello che mi ricordavo del luglio 2009 al Tago Fest. Spaccano il culo. Motorpsycho-hardcore. Sfumature emo niente male (“emo” nel senso che gli si dava una volta). Mi preoccupa che la gente, dopo i loro suoni, non riesca ad udire quello che suoneremo noi…
Durante il cambio palco la gente si allontana, per tornare gradualmente quando iniziamo. Non è pieno, ma c’è abbastanza gente per suonare con entusiasmo. Così facciamo. Fila tutto liscio, ci divertiamo e riscuotiamo consensi, anche al banchetto.
Per vedere alcune belle foto della serata CLICCARE QUI
Il dj-set viene praticamente ignorato, ma non appena mi sale l’ennesimo vodka-tonic faccio un cenno a Carlo che poltrisce al banchetto. Mi raggiunge già ballando. E’ ora. Ci siamo solo noi nella sala dove si balla, ma ci divertiamo come matti. La giornata è stata bella. Ma non è finita. C’è tempo per qualche brindisi con baristi e proprietari del posto. Gente mitica. Ci facciamo grosse risate.
Arriviamo belli ubriachi (Carlo ed io, mentre Francesco non beve perché incombono i controlli) nello studio di Sollo dei Gazebo e altri soci. Carlo mi fa pisciare sotto dalle risate. Basti guardare questi video per farsi un’idea:
Il giorno dopo, fuori dallo studio, ci concediamo qualche momento bucolico…
___lunedì 12 aprile: Torino – PalaTorino W/ EDITORS
Ogni data ha dietro una storia, ogni data si porta dietro degli aneddoti. Ogni data, o quasi, si accompagna ad una coincidenza.
Venerdì scorso, l’8 aprile, ero quasi a casa da una passeggiata in centro con tanto di gelato. Davvero un evento storico per le abitudini mie e della mia consorte. A pochi passi da casa, come sul finale di una canzone, squilla il telefono. E’ Uda di Unhip. Mi dice che DNA ci ha invitati a suonare di spalla agli Editors tre giorni dopo. A Torino. Al PalaTorino (ex Mazda Palace). Madonna santa. Ancora non ho capito chi ringraziare. Fatto sta che la notizia è bella. Subito un giro di sms, e-mail, telefonate per far quadrare l’organizzazione del nostro pezzo di serata. Alla fine Uda e Bruno verranno da Bologna e il secondo ci farà da fonico. La coincidenza di questa data? È il nostro concerto numero 100. Festeggiarlo davanti a 2000 persone è un bene.
Arriva lunedì mattina, e il sottoscritto è quasi nel pallone. Non mi angosciavo per un concerto dalle prime date che abbiamo fatto. Passo una mattinata all’insegna della tachicardia. Arrivo con gli strumenti al PalaTorino senza nemmeno capire come. Guido ascoltando gli Unwound, come durante i primi anni di Drink to me. Scelta significativa… Arrivo e trovo gli Editors che giocano a ping pong. Poi vedo Uda, poi arrivano Carlo e Fra. Do un’occhiata alla sala, al palco, parlo con lo stage manager, e il batticuore scende. Non so. Improvvisamente capisco che è un concerto come un altro, semplicemente in condizioni tecniche migliori. E con più gente. Quindi suonerò di sicuro con più entusiasmo. Arriva anche Jacopo, in qualità di amichevole tour manager.
Una bella squadretta insomma… Mi sento bene. Ci preoccupa un po’ l’andazzo del souncheck degli Editors. Nell’attesa prendiamo possesso del loro tavolo da ping pong e parte la sfida. Jacopo straccia Uda, poi Carlo batte Jacopo, a quel punto emerge il campione: Bruno, che batte Carlo.
Peccato che non abbiamo tempo di sfidare gli Editors… Tra l’altro la parte principale del loro check è svolta dai tecnici. Loro salgono sul palco e provano tre canzoni. Intanto noi facciamo i cazzoni, ovviamente. Peccato che siano in ritardo di un’ora!
Poi tocca a noi.
La situazione è ottimale. Il palco grosso, i volumi alti e i suoni distinti, avvolgenti, coinvolgenti. Ci piace. Ci piace proprio. Siamo un po’ in ritardo sulla tabella di marcia, perché il fonico degli Editors stava male, e finiamo il soundcheck quando i cancelli vengono aperti. Ecco i primi fans degli Editors che si precipitano sotto il palco mentre stiamo per scendere:
Non ceniamo, ci teniamo leggeri perché abbiamo appena 40 minuti prima di iniziare. Ci facciamo mettere da parte la roba al catering. Si mangia dopo. I minuti volano. L’emozione sale con il salire del vocio delle persone che iniziano a riempire la sala. Alla fine saranno circa 2000, forse di più. E’ ora di suonare, Jacopo scalda le braccia a Francesco, mi rimprovera perché devo mettere la giacca prima di suonare, se no prendo freddo. E’ adorabile. C’è la conta dei minuti. Alle 20e20 dobbiamo salire. C’è chi fa 20e16, chi fa 20e21, io inizio a scalpitare. Qualcuno dice di andare. Saliamo sul palco. A colpo d’occhio ci sono un migliaio di persone. Adrenalina. Ottimismo. Prendiamo posto e ci sistemiamo. Il pubblico applaude, ci incoraggia. Vogliono divertirsi, hanno pagato 30 euro e noi non eravamo nei loro progetti. Ma sono subito amichevoli. Attacchiamo Small Town e mi sento sommerso dal suono. Godo. Poi B1 inizia a movimentare la situazione. La gente è davvero adorabile. Ecco B1:
Si passa ad Amazing Tunes, che coinvolge particolarmente, e a ruota la ruffianeria di David’s Hole. Il suono è davvero massiccio. The End Of History offre una pausa, che poi esplode nel finale. Tocca infine a Paul and Kate, che spacca. Siamo felici, noi e buona parte del pubblico. Tra un pezzo e l’altro dico qualche parola, e questa sera le parole mi escono fuori bene. Sono ispirato.
Di fretta smontiamo e ci riprendiamo. Incrocio gli Editors prima che salgano, dietro al palco. Ci si scambia qualche battuta di incoraggiamento, poi partono e la folla li accoglie con amore strillante. E a quel punto il PalaTorino è loro.
Sono davvero una band con le palle, ottimi musicisti, bravi scrittori e arrangiatori, performers: delle star, insomma. Niente cazzi. Non sono molto nelle nostre corde, non fanno qualcosa di “Nuovo”, ma c’è da dire che vedere dei professionisti con un minimo di gusto musicale fa sempre un certo effetto. Non saremo mai come loro, per fortuna e per sfortuna. Cerchiamo altro, preferiamo i pionieri, ochi almeno si prende dei rischi, ma non vivremo mai di musica. Ad ogni modo questa sera possiamo esser soddisfatti. Le vendite dei dischi e delle magliette vanno bene, contrariamente a quanto ci aspettavamo (avendo la gente già sborsato 30 euro e non essendo previsti quasi da nessuno…).
In questo video, oltre a Bruno che non si diverte, Anto che fa finta di divertirsi e Uda che si sciabola, il confronto tra il supermercato degli Editors e il nostro misero banchettino
A mezzanotte coprifuoco, che bello (fossero sempre questi gli orari!!).
Siamo felici. Ci siamo dati la prova che ormai possiamo reggere in qualsiasi situazione, a qualsiasi livello. Sappiamo stare su un palco, sappiamo scrivere canzoni che comunicano. Molti immagino fossero disinteressati o scazzati, ma dal palco si sentivano applausi caldi e un bel casino. Molti fans degli Editors , pur senza conoscerci, hanno ricevuto il messaggio. Hanno apprezzato questi sconosciuti Drink to me.
___Venerdi 16 aprile: Ivrea (To) – Sugho
Questa data s’aveva da fare. Torniamo a suonare a Ivrea. L’ultima data risale a novembre 2008, ed era al Sugho, come questa. Ed era con gli Orange, come questa!
Cosa è cambiato? Noi non suoniamo più nemmeno una canzone vecchia; gli Orange hanno ormai pubblicato/presentato dal vivo allo sfinimento “Certosa” e suonano alcuni pezzi nuovi; il Sugho non fa più tanti concerti; ad aprire ci sono i Laut Malen, un collettivo di musicisti di buon gusto attorno a cui hanno orbitato anche Ten Dogs e Suri (dei My Awesome Mixtape); il Piemonte è diventato leghista.
Il ritrovo è alle 18 al Sugho, oltre ai Drink to me ci sono Marco Foresta e Spizzo (Claudio) dei Laut Malen, che si sbatterà molto per i suoni (grazie a lui!). C’è tutto da montare, impianto compreso. Molto da fare. Ma lo si fa di buon umore.
Quasi alle 20 arrivano gli Orange, tutto è pronto per il loro fulmineo souncheck (ci mancherebbe: batteria + una chitarra + una voce!). Noi ovviamente ci mettiamo un po’ di più, ma alle 21 abbiamo finito. Un attimo di cazzeggio, in cui si scherza sui mocassini di Francesco Mandelli:
Adoro il fatto che in questa persona non percepisco nessun tipo di superbia o sufficienza tipico di molti che godono di una certa notorietà televisiva. Non è umile, meglio: è spontaneo e simpatico. Orange sono davvero un gruppo “amico”, sia Francesco che Enrico sono spassosi e si portano dietro sempre gente simpatica. Intendo, al di là del mitico Giorgio Pona (che aveva registrato e prodotto il primo disco di entrambi i gruppi), il fratello di Enrico (che sta sera non c’è) e il bizzarro Michele.
Lasciamo Marco Foresta e i Laut Malen ancora alle prese col soundcheck e li anticipiamo a cena al Belushi.
Si mangia davvero bene, anche se personalmente mi abbuffo troppo e fatico a digerire. Mai mangiare pensante prima del concerto…
Siamo al Sugho alle 23e30 circa. Poca gente ancora. I Laut Malen iniziano quando un numero decente di persone arriva. Sono dolci, malinconici, a tratti più ritmicamente serrati. Sono bravi, hanno gusto e la cosa mi fa un immenso piacere, visto che mi trovo ad abitare in Canavese e spesso mi sento un alieno, musicalmente parlando. Sono ancora inesperti e si vede. Al di là di Spizzo, che suona e produce da una decina d’anni, gli altri credo siano alle prime esperienze live. Inoltre le voci, fioche, dolci, spesso non vengono fuori, sommerse dal resto degli strumenti… Al di là di questo, tanti buoni auguri ai Laut Malen, peraltro persone molto piacevoli. Dopo un cambio palco un po’ lungo tocca a noi. Il Sugho non è strapieno, ma c’è tanta gente lì che ci vuole vedere. Lo percepisco. La solita scaletta scivola via bene, Carlo è particolarmente in vena di scatenarsi, e ne viene fuori il miglior concerto che abbiamo fatto a Ivrea da quando, nell’ottobre del 2003, ci siamo esibiti per la prima volta. Sono contento di suonare davanti a molti amici e di fargli vedere che siamo cresciuti, migliorati. La reazione è ottima, anche in termini di vendite. Magliette e dischi vanno via in modo sorprendente, ma in fondo si gioca in casa.

Eccoci… Le stelle di natale sono gentilmente sponsorizzate da CarloTocca agli Orange, i quali, benché noi abbiamo suonato solo 35 minuti, si trovano ad attaccare alle 2e30…
Orange
Molta gente se n’è andata, ma quelli rimasti sono calorosi. Gli Orange se ne sbattono dell’avanguardia, della creatività ricercata. Ma sono davvero bravi a fare quello che fanno. Hanno presa. Gioca sicuramente l’esperienza, la presenza a suo modo istrionica di Francesco, la simpatia che sprizzano da tutti i pori…
Finito il live, si continua la festa quasi fino alle 6. Sono io l’unico sfigato che il giorno dopo deve alzarsi alle 7 del mattino. Medito il suicidio, ma per lo meno la serata è stata bellissima.

























