Tour Diary part 1

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5.2 Pesaro – Fuzz // 6.2 Ancona – La Cupa // 7.2 Ferrara – Zuni // 10.2 Milano – Magnolia // 12.2 Torino – Spazio211 //
13.2 Firenze – Ex-fila // 19.2 Varese – Twiggy // 20.2 Milano – CarneMvale

___Venerdì 5 febbraio: Pesaro – Fuzz

Eccoci pronti. Fino a dicembre si trattava di anteprima, di rodaggio o che so io. Ora si parte più sul serio. I soldi che ci sono in ballo per queste tre date scoraggiano fortemente l’affitto di un furgone, così ci tocca affidarci per l’ennesima volta alla Yaris di Francesco. Per quanto temessimo di non farci stare tutto, siamo riusciti alla grande nel caricamento. Ho anche preparato uno schemino per non dimenticare la disposizione ottimale della roba:

Ecco la chiave della conoscenza

L’appuntamento è alle 13 da Carlo, a Castellamonte. Lo raggiungo lì dopo essere schizzato via da lavoro. Giovedì notte ha nevicato in modo incredibile. E’ prevista neve anche in centro nord. Nelle Marche è prevista pioggia torrenziale. Insomma, l’ottimismo è il profumo della vita, come disse Tonino Guerra prima che i piccioni gli cagassero in un occhio. La macchina è già carica dalla sera prima, quindi si va via subito. Carlo si è premunito come al solito di 2-3 birre per il viaggio. Eccolo che introduce il weekend di concerti:

Ci precipitiamo a Torino, per prelevare Francesco che esce dall’ufficio. Poi si parte per Pesaro. Una tormenta di neve si scatena tra Asti e poco prima di Bologna. Temiamo il peggio. Tir e camion in sorpasso selvaggio, neve che si fa sempre più spessa sul fondo stradale, Carlo che legge libri in inglese che insegnano a migliorare nel Poker. Poi il termometro sale ed è un po’ pioggia un po’ neve. E un po’ di pace. A questo punto tappa all’uscita Bologna Fiere per incontrare Uda di Unhip. Egli ci attende “con qualche travone” poco dopo l’uscita, con i dischi!! Finalmente sono arrivati! Ci lascia 150 copie (di più non possiamo, la macchina è colma), esprime la sua convinzione nel fatto che questo disco merita i pompini e ci si saluta. Spacchettandone una copia lo ascoltiamo per l’ennesima volta, tocchiamo la carta, bestemmiamo perché qualche particolare non è stato curatissimo dalla fabbrica, ma in fin dei conti siamo contenti. E’ un ottimo lavoro e un bell’oggetto.

Arriviamo a Pesaro alle 19e30. Una puntualità incredibile.

Infatti il locale è ancora chiuso. Si tratta del Fuzz, zona Baia Flaminia.

Manu Magnini arriva proprio mentre beviamo l’ultimo sorso di birra che ci siamo presi al bar di fronte. E’ sempre Manu. Un personaggio dell’underground adriatico che adoriamo. Sta sera organizza e mette i dischi lui. Dopo il souncheck c’è tempo per andare da lui a bere, mangiare, ascoltare musica. Cucina Engi, compare di Manu e anche lui caro amico. Giulia, la “signora” di casa, tenta di mettere qualche canzone, che puntualmente Manu interrompe con un altro pezzo…

Manu ed Engi a casa di Manu

C’è poco tempo, e si va al Fuzz per suonare. C’è ancora poca gente alle 22e30. Ma tra quei pochi ci sono facce conosciute… C’è il grande Mirko dei Camillas, ci sono Motobecane Pain (Simone) ed Emily dei Cosmetic. Sono lì con alcune amiche e un tipo che mi sembra di conoscere. Poì mi illumino: è il cantante dei Uochi Tochi! Che roba. Il locale preme per farci suonare presto. Alle 23e20 circa iniziamo. Non c’è ancora molta gente. Canzone dopo canzone, tra chi va e chi viene, sudiamo e diamo tutto quello che abbiamo. Ormai i pezzi scivolano via bene. Il suono è bello bello. Dopo Paul and Kate mi tolgo il cappuccio e quella 50ina di persone applaude, grida, chiede altro. Qualcuno mi sventola il disco davanti. Guardo il banchetto e le 4 copie in esposizione non ci sono già più! Già comprate durante il live! Allora peschiamo dallo scorso disco una Frozen George carica e passionale, e una Insane un po’ improvvisata ma comunque intensa. Finisce così. Vendiamo dischi ancora un per un po’ ci becchiamo un sacco di complimenti e siamo felicissimi. Ci dicono quelli del locale che un tale entusiasmo non si è quasi mai visto da quelle parti. Poi personalmente accuso la stanchezza. Mentre gli altri bevono e chiacchierano ecc, io dormo in un ripostiglio, e poi sul palco:

Dopoconcerto...

La notte in casa Magnini si dorme di sasso.

___Sabato 6 febbraio: Ancona – La cupa

Ci si sveglia verso mezzogiorno, ci si lava un po’ e si va a pranzo a Fano con un po’ di gente, conosciuta e non, ad un ristorante cinese. Il bello è che non mangeremo il cinese solito, quello fritto e standardizzato per l’Occidente, ma piatti cucinati in modo tradizionale! In effetti il pranzo è ottimo. Avanziamo un sacco di portate e ci chiedono solo 15 euro a testa. Francesco mi fa scassare dal ridere perché esclama tutto serio: “Solo 15 euro? Ma diamogliene 20!” scatenando ululati tra la compagnia… Ecco chi c’era:

Il tempo di una Moretta al bar vicino al porto di Fano e si va ad Ancona. Anche qui non solo siamo in orario, ma in anticipo di 10 minuti. I ragazzi di BloodySound non riescono a crederci, sono colti impreparati e riescono a raggiungerci al casello solo 30 minuti dopo… Ancora una volta ci confermiamo degli svizzeri, delle strane creature: musicisti (in più italiani), ma puntuali!! Incredibile.

La Cupa è un posto magnifico. E’ un bel fabbricato occupato da una decina di più o meno giovani persone grandiose. Vivono lì da più di 2 anni, hanno fatto un bellissimo lavoro e creato un giro di gente davvero eterogenea, bizzarra e con voglia di divertirsi.

La Cupa

Jonathan (dei Butcher Mind Collapse) e i suoi compagni di BloodySound organizzano una serata al mese alla Cupa. Sta volta tocca a noi. Ad aprire la serata ci sono gli Scänners, ossia Manu ed Engi con cappucci neri a punta e un approccio medievale e no wave allo stesso tempo. Spettacolari, eseguono una decapitazione con la chitarra, danno fuoco a un crash, fanno un duello coi bastoni e creano intrecci ipnotici e dal gusto pre-moderno. Tribali e solenni. Lugubri e ironici. Grandi. Peccato che suonano presto. Gli orari ci sono imposti in modo molto rigoroso.

Attacchiamo poco dopo le 23, davanti a un pubblico più esiguo di quanto pensassi, e il suono mi convince meno della sera prima, ma appena vedo Carlo che si dimena suonando Small Town tutto passa e si parte. Canzone dopo canzone, di nuovo, la gente aumenta e inizia a riempire il locale. La teniamo attenta ed entusiasta. C’è di nuovo tempo e voglia di un bis. Oltre a Frozen George e Insane, suoniamo per la prima volta dal vivo Twin Peaks (Falling). Carlo è felicissimo, mi aveva cazziato la sera prima perché non avevo voluto suonarla. In effetti viene bene, la sentiamo molto ed è una carezza finale per il pubblico, prima degli schiaffoni del Dj set che fa ballare fino alle 6 inoltrate. Le vendite dei dischi sono buone anche sta sera, i complimenti si sprecano e siamo sempre più felici. Si balla anche. E se balla addirittura Francesco non è una cosa da niente! Come direbbe qualcuno: “E’ fatta!”.

La cricca Bloodysound, la festa, la sciabolata, il dormiglione

Alle 6e30, dopo aver fatto alzare un tizio che dormiva sul mio Crumar e aver pregato un altro di smetter di suonare i pezzi della batteria di Francesco, a locale finalmente vuoto, siamo andati a dormire…

___Domenica 7 febbraio: Ferrara – Zuni

Mi sveglio con il rumore di una falegnameria. Jonathan ha dormito in camera con noi e il suo raffreddore non lo aiuta a respirare. Anche Carlo ci mette del suo col russare. Verso le 12 siamo svegli. Jonathan propone un pranzo ad una bella trattoria in centro. Ancona mi sembra caldissima. 10 gradi non li sentivo da un po’ a Ivrea e Torino. Pranzo di pesce grandioso (la trattoria è “La Cantinetta”). Scambio di cd, saluti e abbracci e si riparte per Ferrara. Grazie Jonathan!

Scambio cd (quello nelle mani di J. è Brazil, ma c'è il riflesso...)

L’appuntamento è per le 17e30 allo Zuni. Per una serie di coincidenze non abbiamo il numero di Nicola (dei Calorifer is very hot!), quindi nel momento in cui prendiamo la via sbagliata e ci addentriamo come nulla fosse con la macchina nella zona a traffico limitato, zona in gran parte pedonale, spesso strette e a senso unico siamo sull’orlo della disperazione. Chiediamo aiuto, facciamo 500 metri in retromarcia facendo spostare le vecchie impellicciate della domenica. Il pensiero che questa città ha delle vie antiche e magnifiche è sovrastato da quello che siamo imbottigliati in queste cazzo di vie strette e scomode da morire. E dalla paura di incontrare i vigili. Alla fine ci riusciamo grazie alle indicazioni di quattro ragazzi/e tra il dark e il metal. Verranno a sentirci suonare, decidono.

Lo Zuni già lo conoscevo, c’ero capitato a mangiare coi Disco Drive, una sera in cui li avevo raggiunti lì già ubriaco da far schifo, ruttando e col turpiloquio fuori controllo. Poi c’ero tornato coi Drink to me per un aperitivo prima di suonare al Suono, in occasione di un tentativo che Enzo Polaroid e altre persone avevano fatto per aprire la programmazione di quel posto ai live. Lo Zuni è piccolo, bello, essenziale. Gestito da bella gente. E’ il locale che vorrei tanto esistesse la domenica dove vivo io… Si suona presto, verso le 21, e si mangia dopo il live! Fantastico.

Apre la serata un terzetto californiano, Two Prongs. Praticamente sconosciuti, con un demo grezzo, con 4-5 anni meno dei Drink to me, ma in tour in Europa da un mese. Ecco come sintetizzare il divario tra le band italiane e quelle statunitensi. Domani prendono l’aereo e tornano a casa. Hanno fatto un incidente col furgone, non hanno tutte le loro cose e fanno un breve e scarno set. Ma ben più che dignitoso… L’utilità di essere buoni musicisti!

Il banchetto, la scaletta gentle version, i Two Prongs a cena

Questa sera inauguriamo dal vivo la “gentle version”. Niente batteria e tanta elettronica e delay ecc ecc. Mi piace. La gente c’è, ma la seconda metà mi pare un po’ provata. Un bel concerto comunque. Pur suonando seduti e versioni più “eroina” dei brani, sudo. Un’intensità particolare, sicuramente dovuta al fatto che le canzoni sono comunque dense fino all’osso, anche se non suonate nella versione “spinta”. Nicola ci fa notare che effettivamente 10-15 minuti in meno avrebbero reso più conciso e incisivo il live. Ma pollice all’insù! E lezione imparata. Si vende comunque qualche disco, qualche maglietta, un 7”. Cenetta, ancora qualche drink per Carlo che inizia a dare di nuovo segni di ubriachezza. Si va tutti (Drink to me e Two Prongs) a dormire da Samuele dei Calorifer, una persona davvero piacevole e con la fortuna di vivere in una casa splendida. Si respira arte in quella casa, un cazzo da dire. Ecco cosa ho visto uscendo dal bagno dopo essermi lavato i denti:

Si va a dormire verso le 2, sveglia alle 8e30. Si torna a casa. Non voglio nemmeno accennare allo sbattimento che è costato rientrare a lavorare lunedì pomeriggio. Non vale la pena di soffermarsi sulle cose superflue della vita, come il lavoro. Non importa se la musica non ci permette da sola di mantenerci. La musica è la nostra vera vita.

___Mercoledì 10 febbraio: Milano – Magnolia

Questa sera ci attende il Magnolia. Abbiamo aspettative piuttosto alte. Personalmente mi colpisce il fatto che solo un paio di anni fa mi sarebbe sembrato impossibile suonare come headliners qui e a Spazio 211 nella stessa settimana. Non è che siamo famosi o che, ma succede che godiamo di quel minimo di considerazione che ci fa permettere questa cosa. Siamo tranquilli, convinti di fare un buon concerto. A renderci più tranquilli è la presenza di Mauri (Borgna, un tempo metà di Amico Immaginario, ora eroicamente produttore di vinili con la sua “Triste”, fonico di grossa esperienza, amico e ben preparato sui nostri pezzi). Ci incontriamo al casello di Santhià e si va tutti insieme con il CRV che ci presta Anto, la mia dolce metà. Media 150 all’ora e siamo puntualissimi. Al Magnolia troviamo uno staff già operativo alle 17. Un posto serio, insomma. Finiamo il souncheck alle 19. Grazie alla delicatezza di Mauri siamo certi che perderemo l’udito dopo un paio di canzoni. Ma è proprio questo il bello! Organizzano la serata (“Milano Brucia”) due ragazzi dei Ministri, Federico e Filippo. Conosco solo quest’ultimo. Discreto ma gentile. Prima di noi un paio di gruppi rock piuttosto giovani, Vetronova e Oryzon. Non mi colpiscono. Quel tipo di linguaggio musicale mi avrebbe forse detto qualcosa una decina d’anni fa. Ma i ragazzi sono giovani, hanno tempo. In un angolo più lontano si esibisce, tra un live e l’altro, un ragazzo di Moncalieri, Fish & Chips 8 Bit. Si tratta di Game Boy music pura. Mi piace, scrive ottime melodie. E poi il suono degli 8 bit per la nostra generazione ha un che di regressione all’infanzia che lo rende particolarmente toccante.

Quando è il nostro turno Francesco viene a svegliarmi nel camerino. Ero crollato dal sonno. E’ appena mezzanotte… Salire sul palco appena sveglio è strano, ma mi piace. Mi sento particolarmente immerso nella musica. Peccato che la mia spia faccia un disastro. Suoniamo alla grande, ma dopo 3 live set di mercoledì sera, senza l’alcol che crea una sorta di climax col passare delle ore, il pubblico non reagisce come ci aspettiamo, sembra un po’ provato. Tuttavia mi colpisce l’applauso che si leva su A Stain in the City, quando Carlo accende la stella di natale. Quasi commovente. Paul And Kate a chiudere spacca. Il finale è ottimo. Mauri si da dà da fare tutto il concerto, e fuori pare che sia potente.

la mia macchina fotografica era scarica, ma per fortuna qualcuno sta volta faceva le foto...

La gallery completa si trova cliccando qui, il fotografo è un giovane simpatico che potete chiamare Dahito. Credo.

Si vende, meno del previsto, ma si vende qualcosa. La gente va a casa quasi subito. In fondo è mercoledì. Il tempo di salutare i volti conosciuti, tra cui Matteo dei Disco Drive che mi fa il complimento migliore ricevuto in questo pezzo di tour, e si carica la macchina per tornare a casa. Non dormiamo da Enrico De Candia come previsto, perché la merda del lavoro incombe il giorno dopo. Entro le 4 tutti i Drink to me nelle rispettive case crollano dal sonno. Sarà una levataccia, ma ne vale sempre la pena.

___Venerdì 12 febbraio: Torino – Spazio211

Sta sera è importante. La più importante da quando abbiamo iniziato. Non abbiamo mai suonato a Spazio211. Questo venerdì è tutto nostro. Schizzo fuori da lavoro e con la macchina carica dallo scorso concerto raggiungo il locale alle 17. C’è Carlo che mi aspetta, Mauri è già a lavoro. Montiamo, poi arriva Francesco e si inizia il soundcheck. Andiamo giù pesante coi suoni. Mauri appartiene alla congrega dei fonici devoti alla Botta sonora. Arriva anche Roberto, ossia Ten Dogs. Ha organizzato in modo assurdo il set: usa un mac per controllare tramite midi i suoni di microkorg, campionatore e drum machine. In altre parole, poteva portarsi le basi preregistrate e premere play, ma ha preferito circondarsi di macchine amiche. D’altro canto suonando da solo un po’ di compagnia non guasta mai. Si va a cena al Manhattan e ci si rilassa. C’è anche Jacopo. Questa sera è una prova anche per lui. Non abbiamo idea di come possa andare. Speriamo di raggiungere quota 150 ingressi, ma non ne siamo certi. Il flop incombe, ma in fin dei conti mi sento rilassato. La performance sarà ottima si sicuro. Francesco invece è agitato. Torniamo a Spazio e qualcuno è già arrivato prima delle 22. L’afflusso di gente è regolare. Jacopo stacca i biglietti ma non si sbilancia. Inizia Ten Dogs. La gente sotto il palco c’è, personalmente sono già soddisfatto così. Roberto scrive bellissime canzoni. Dal vivo gli manca l’esperienza e si vede, ma è simpatico. Io ci credo. Raggiungiamo la quota 150 ed è fatta. Arriva il nostro momento, e Mauri ci fa sentire il suo battito cardiaco. E’ emozionato. La cosa mi fa vibrare. Anche Jacopo è dentro alla cosa. Siamo una piccola squadra che sta per giocare. La gente è praticamente a quota 200 quando saliamo sul palco. Il locale è ben riempito. Non è il tutto esaurito, ma ovunque ci sono persone. Francesco respira dentro alla sua maschera da teschio, attacca con Small Town e tutta l’emozione si canalizza in un’energia positiva che esplode con le distorsioni della canzone. Pezzo dopo pezzo, tra applausi, urla dei nostri amici che ci insultano e lanciano bicchieri per gioco, sorrisi, sudore, il concerto conquista Spazio 211. Mi sento in paradiso. Durante A Stain in the City mi viene da piangere. Aspetto che mi passi e inizio a cantare. E’ un sogno. Abbiamo vinto.

E' stato bellissimo

Le foto sono di questo simpatico ragazzo.

___Sabato 13 febbraio: Firenze – Ex-fila

Ho dormito da Mauri. La serata era andata avanti ancora un po’, e noi furbi abbiamo aspettato fino alla chiusura, fino al momento in cui eravamo più stanchi e ubriachi per smontare e caricare la roba. Carlo in stato confusionale pieno. Ma è sempre un piacere. Mi sveglio quindi da Mauri e vado a beccare Carlo per pranzo. Verso le 13 e qualcosa partiamo per Firenze. Arriviamo all’Ex-Fila alle 18 spaccate, come da appuntamento. C’è già il nostro amato Giacomo (Gioacchino Turù, o “Palazzo Palazzi Palazzi Palazzi” come ama farsi chiamare ora) che scarica costumi e scenografie per la serata. Si tratta infatti di un concerto speciale: Giacomo starà dentro ad un baule in mezzo al palco, dal quale uscirà di tanto in tanto per ballare, travestirsi, ecc. Non sappiamo molto di cosa ci aspetti, ma ci fidiamo ciecamente. L’altra sorpresa della serata è la presenza di un nostro amico che abita verso la Val D’Aosta, Danilo! E’ uscito da lavoro ed è venuto a Firenze per sfuggire al carnevale di Ivrea. Tra l’altro non ci vede suonare da un sacco di tempo. Pepe (Miranda, fromScratch) arriva una mezzoretta dopo. E’ lui il principale artefice della serata. Situazione amichevole, insomma. L’Ex-Fila è un bel posto, la sala non rimbomba, anzi sembra troppo asciutta, ma per lo meno sarà tutto sotto controllo. Pepe fa i suoni con grande attenzione, e mi soddisfa. Mangiamo in un pub accanto, e già ci si scalda a suon dio stronzate con Giacomo… Poi caffè e grappa in un circoletto proprio da anziani, e via al locale. La gente arriva tardi, inizieremo a mezzanotte. La gente c’è, circa 50 persone che però nella sala del concerto danno un senso di riempimento incoraggiante. Il concerto parte come sempre con Small Town. Giacomo chiuso nel baule. Su B1 salta fuori con una maschera di cartone da vagina, (tutto costruito da lui) con in mano due gambe di cartone. Balla e si butta fra la gente e molesta qualcuno. Balla allo sfinimento. Poi inizia Amazing Tunes e lui si inginocchia davanti a un manichino che c’è sotto il palco, come in preghiera. Un manichino che al posto della testa ha una piramide verde. Poi nel baule, durante David’s Hole. Poi esce su A Stain In The City, in cui viene a completare il “presepe” che solitamente allestiamo. Usa una sagoma di cartone di donna nuda facendo spuntare la propria testa e le braccia. Regge un palloncino pieno di coriandoli che fa esplodere a fine canzone. Bellissimo. Poi di nuovo nel baule, fino a Black Friday, in cui pedala su una ciclette con un ventilatore al posto del manubrio. Su We’re Human Beings distribuisce alla gente nuvolette e fulmini di cartone e si mette a ballare di fronte a loro, tutti agitano in alto le nuvolette e i fulmini, ed è bellissimo a vedersi. Giacomo che balla in centro sembra un istruttore di aerobica. Fantastico. Il concerto insomma viene benissimo, la gente resta li fino alla fine, apprezza. Purtroppo non spende. Vendiamo pochissimi dischi, e non me lo spiego. Misteri. O forse ci è solo andata bene nelle scorse date.

Le foto sono di Eleonora Chiti.

La serata finisce con una bella chiacchierata con Enrico di Locusta. Chi lo conosce ha un’idea. Poi a rivangare vecchie serate con Danilo, Giacomo, Giulia. In albergo, la notte, ancora grasse risate con Carlo. Poi nanna. Intanto a Ivrea inizia il carnevale.

___Venerdì 19 febbraio: Varese – Twiggy

Questo weekend ci aspetta una doppia tappa in Lombardia. Vado da Carlo a caricare, poi da Castellamonte raggiungiamo Francesco a Santhià, scappato dall’ufficio. Soliti sbattimenti dei musicisti part-time. Questa sera siamo ospiti di Ghost Records. Il locale, il Twiggy, è proprio bello. Al piano terra è un bar elegante ma non fighetto. Al piano di sotto c’è l’area concerto, anche lì un lavoro più che ben fatto. Acusticamente studiato da dio. E poi confortevole. Insomma le premesse per una bella serata ci sono tutte. Il fonico è uno del rinomato studio La Sauna. I suoni sono buoni e Francesco e Giuseppe sono davvero disponibili. Gente che ha la musica nel cuore, e che vibra sulle stesse nostre armoniche. Ci si capisce, insomma. Ci piacciono, e noi piacciamo a loro. Da Ivrea poi ci raggiungono Trevi e Ilaria, due amici reduci da 45 giorni tra Thailandia e Bali. Ci intrattengono con un racconto che ci fa scompisciare. Basti sapere che questo nostro amico si è finto morto per far scappare degli aggressori (ma la storia è ben più complessa e degna di essere ascoltata)… la cena scorre via lietamente. Grandi aspettative.

Prima del live: souncheck, Trevi si finge morto, Carlo ci fa un pensierino...

Al piano terra, dove ceniamo, la gente comincia ad affluire. Tuttavia iniziamo a subodorare qualcosa di poco buono quando scendiamo verso le 22e30 al piano interrato. L’area concerto è vuota. La gente non scende. Passa una buona mezzora ma la situazione non si sblocca. Sconforto. Suoneremo davanti a 15-20 persone. E’ dura, soprattutto all’inizio. Da un bel po’ non capitava più. E’ dura soprattutto considerando che arriviamo da una serie di date molto soddisfacenti. Ma ci sta. Dopo 3 canzoni ci scrolliamo di dosso lo sconforto ed entriamo meglio nel concerto. Le poche persone presenti sono calde. Apprezzano molto. Questo, in fin dei conti, ci da l’energia per arrivare fino alla fine del concerto, e a suonare, su richiesta, ancora 3 canzoni. Insomma, si vende pure qualche cd e i complimenti si sprecano. Alla fine date come queste insegnano una cosa importante: l’umiltà.

Carlo ha un raptus di violenza alla reception dell'albergo

Incluso nel pacchetto Ghost c’è un albergo a 4 stelle. A proposito di umiltà. Ci godiamo una bella nottata. Oggi era il mio compleanno.

___Sabato 20 febbraio: Milano – CarneMvale

Lasciamo l’albergo alle 12. Ci aspetta una nottata lunga e dura. Suoneremo ad una festa gigantesca di carnevale a Milano. Si chiama CarneMvale, sostanzialmente una festa in maschera da 15 mila ingressi, con 8-9 sale diverse. Nella sala principale c’è Vinicio Capossela. Ma per noi il motivo di entusiasmo sono gli Zu che suonano nella sala accanto alla nostra. Gli orari che abbiamo sono assurdi: Load-in alle 15, soundcheck fino alle 16e30, concerto alle 2e40 della notte!! Dopo esserci fatti spennare in un ristorante vicino all’albergo ci dirigiamo agli East End Studios. Ma prima una corsetta tonificante:

Il clima che troviamo è più professionale di quanto ci saremmo aspettati. Tutto avviene in orario, i tecnici sono disponibili e simpatici. Ma il nostro salvatore è il buon vecchio Matteo Lavagna, tour manager per questa serata caotica. E’ lui che ci ospita a dormire, visto che il pernotto non è incluso… Soprattutto è lui che ci fa trascorrere le ore pomeridiane a casa, al calduccio, con musica, birra, patatine e Griffin…

Matteo in cameretta

Torniamo alla festa verso le 21, e già è un delirio all’ingresso. Ci rendiamo presto conto che la sala in cui suoniamo è in una posizione fortunata. E’ la prima che si trova entrando. Sarà strapiena dall’inizio alla fine. Non ci permettono di entrare nella sala di Vinicio. Verso le 23 ci vediamo Ovo e Zu, che suonano in successione. Nel clima carnevalesco gli Ovo sembrano quasi un gruppo normale. Ma la loro violenza è sempre tagliente. Dorella fa un quasi paura se lo guardo bene. Se non sapessi che è un bonaccione, potrei pensare che è un vero wrestler…. Mi stupisce che siano riusciti a trovare spazio per allestire un banchetto per i dischi. Noi non ci abbiamo nemmeno provato. Forse è la differenza tra chi vive di musica e chi no. Ma quando suoneremo noi la situazione alcolica del pubblico sarà molto peggiore, e non riucsciamo ad immaginare qualcuno che compri e riesca a conservare un nostro disco nel costume di carnevale… Gli Zu seguono gli Ovo. Devastanti come sempre, ma c’è un problema che non so se attribuire alla negligenza del fonico o a un guasto: il basso non viene fuori dall’impianto. Proprio il basso che è la cosa più devastante degli Zu. Ma non importa troppo a me, che sono in seconda fila e lo sento arrivare dall’amplificatore. Me li godo.

I vincitori per il miglior costume

Dopo qualche ora di cazzeggio in giro, arriva il nostro turno. Verso le 2 ci ritroviamo dietro al palco. C’è un djset, e tutto il tempo di montare. Alle 2e45 iniziamo. Il pubblico è davvero tanto. Molti distratti, molti ubriachi e in delirio. Mi piace il fatto che in quello stato gli stacchi che abbiamo scritto funzionino come quei crescendo della musica da discoteca. La gente sballata recepisce il messaggio, ricambiando l’energia. Magari fosse sempre così. Lo stacco centrale di Amazing Tunes, ad esempio, li fa impazzire perché chiaramente preannuncia l’espolsione finale. E’ un ottimo concerto, divertente e ben accolto. Siamo gli headliners di quella sala, e ho l’impressione che ce lo siamo meritato.

La situazione vista dal palco - foto di Matteo Lavagna

queste foto sono di Marco Errico

Siamo felici. Rimaniamo lì fino alla fine di tutto. Ecco come si presenta la stessa sala alle 5 del mattino:




2010 - Drink to Me

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